La celebrazione di domenica 11 ottobre segna l’inizio del cammino del nuovo Padre spirituale con la Confraternita della Madonna del Carmine di Galatina.

Oggi, alle ore 8.45, la Chiesa della Madonna del Carmine di Galatina ha accolto per la prima volta, nella celebrazione eucaristica domenicale, don Enzo Vergine, nuovo Padre spirituale della Confraternita, recentemente chiamato alla guida della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo Apostoli.
Nato a Venezia nel 1967, formatosi presso il Pontificio Seminario Campano Interregionale di Napoli-Posillipo e con un’esperienza maturata anche a Roma nell’ambito dell’Azione Cattolica, don Enzo porta con sé un ricco percorso ecclesiale e pastorale. Per ventuno anni ha svolto il ministero di parroco a Uggiano la Chiesa, accompagnando la vita spirituale e comunitaria dei fedeli. Al ministero parrocchiale si sono affiancati importanti incarichi nell’Arcidiocesi di Otranto, tra cui quello di Economo Diocesano e di responsabile per i Beni Culturali e l’Edilizia di Culto. Lo scorso 2 ottobre ha ufficialmente iniziato il suo ministero di parroco della Chiesa Madre di Galatina, assumendo anche il compito di guidare spiritualmente la nostra Confraternita (Arcidiocesi di Otranto, Lettera circolare n. 9/2026 del 6 agosto 2026).
Il primo incontro con la Chiesa del Carmine è stato segnato da un sentimento di sincera ammirazione. Appena varcata la soglia dell’edificio sacro, don Enzo è rimasto particolarmente colpito dalla sua bellezza: un patrimonio di arte, storia e devozione che, da oltre tre secoli, custodisce la memoria e la fede di generazioni di galatinesi. Un’impressione che assume un significato ancora più particolare alla luce della sua esperienza nella valorizzazione e nella tutela dei beni ecclesiastici.
All’inizio della celebrazione, rivolgendosi ai fedeli, il nuovo Padre spirituale ha ricordato il legame personale che lo unisce alla spiritualità carmelitana. Cresciuto in una parrocchia intitolata alla Vergine del Carmine, ha infatti respirato fin da giovane quella particolare devozione mariana che trova nella Madonna del Monte Carmelo una figura di protezione, di accompagnamento e di guida nel cammino verso Cristo. Una vicinanza spirituale che ha reso ancora più significativo questo suo primo incontro con la comunità confraternale.
La liturgia della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario ha offerto lo spunto per una riflessione particolarmente intensa sul significato della relazione con Dio e sulla necessità di lasciarsi trasformare dalla sua Grazia.
Commentando il brano evangelico di Matteo (22,1-14), nel quale Gesù racconta la parabola del re che invita gli ospiti al banchetto di nozze del proprio figlio, don Enzo si è soffermato sul significato dell’invito come chiamata a entrare e a rimanere in una relazione.
Dio invita l’uomo a condividere la sua vita, a prendere parte alla sua gioia, a vivere un rapporto autentico con Lui. Tuttavia, ogni relazione, per essere vissuta pienamente, richiede disponibilità, impegno e soprattutto cambiamento. Non si può accogliere l’invito di Dio pensando di rimanere esattamente come prima: entrare in comunione con il Signore significa consentire alla sua Grazia di rinnovare la propria esistenza. È in questa prospettiva che acquista significato l’immagine dell’abito nuziale. Nella parabola, infatti, un invitato viene allontanato dal banchetto perché privo dell’abito richiesto per partecipare alla festa. L’abito non rappresenta semplicemente una formalità esteriore, ma diventa il segno di una disposizione interiore, della volontà di accogliere l’invito e di lasciarsi trasformare dall’incontro. La vita cristiana, dunque, non può ridursi a una partecipazione formale o occasionale alla dimensione religiosa, ma richiede un continuo rinnovamento personale, un progressivo conformarsi a Cristo attraverso la Grazia. Da qui l’invito conclusivo dell’omelia, ispirato alle parole dell’apostolo Paolo: rivestirsi di Cristo. Un’espressione che racchiude il senso profondo della vocazione cristiana: assumere nella propria vita i sentimenti, gli atteggiamenti e lo stile di Gesù, lasciando che la relazione con Lui trasformi il modo di pensare, di agire e di rapportarsi agli altri.
Questa riflessione assume un significato particolarmente suggestivo proprio nella Chiesa della Madonna del Carmine. L’immagine dell’abito nuziale richiama, infatti, uno dei segni più caratteristici della spiritualità carmelitana: lo scapolare della Vergine del Carmelo. Nella tradizione carmelitana, lo scapolare è espressione di appartenenza a Maria e di affidamento alla sua materna protezione, ma è anche richiamo concreto a una vita cristiana vissuta nella fedeltà al Vangelo. Indossare lo scapolare non significa semplicemente portare un segno esteriore di devozione: significa riconoscere in Maria un modello di ascolto, di disponibilità alla volontà divina e di piena adesione a Cristo. È dunque un invito a tradurre nella vita quotidiana quella trasformazione interiore alla quale ogni credente è chiamato.
In questa prospettiva, l’abito nuziale della parabola evangelica e lo scapolare carmelitano, pur appartenendo a contesti e significati differenti, trovano un punto di incontro nella medesima esigenza spirituale: non basta indossare un abito; occorre che la vita stessa sia rivestita della Grazia di Cristo. Un richiamo che interpella in modo particolare ogni confratello e consorella, chiamati a riconoscere nell’abito confraternale e nello scapolare non soltanto i segni di una tradizione da custodire, ma soprattutto la testimonianza visibile di un impegno di fede da rinnovare quotidianamente.
Al termine della celebrazione, don Enzo ha incontrato in sacrestia i confratelli presenti, in un clima di cordialità e di reciproca conoscenza. L’occasione è stata anche un momento per presentare al nuovo Padre spirituale alcuni aspetti della storia e della vita della Confraternita.
Particolarmente significativo è stato il gesto di Luigi Rossetti, che ha fatto dono a don Enzo di due pubblicazioni dedicate alla Chiesa del Carmine e alla sua storia. La prima è legata agli interventi di restauro dell’altare maggiore effettuati negli anni Novanta; la seconda è il volume La chiesa del Carmine di Galatina. Trecento anni di storia (1724-2024), di Giovanni Vincenti, realizzato in occasione del terzo centenario della chiesa e arricchito da approfondite ricerche storiche e da nuove testimonianze documentarie. Un dono dal forte valore simbolico, attraverso il quale la Confraternita ha voluto condividere con il nuovo Padre spirituale non soltanto la conoscenza del proprio patrimonio artistico e architettonico, ma anche la memoria di una comunità che, nel corso dei secoli, ha custodito e tramandato la propria devozione alla Vergine del Carmine.
La celebrazione di questa domenica rappresenta così l’inizio di un nuovo tratto di cammino per la Confraternita, nella continuità di una storia fatta di fede, preghiera, fraternità e servizio ecclesiale.
A don Enzo Vergine giunga il più cordiale benvenuto della Confraternita della Madonna del Carmine, con l’augurio che il suo ministero possa essere fecondo di bene e che, sotto la materna protezione della Vergine del Carmelo, questo nuovo percorso sia occasione di crescita spirituale e di rinnovata comunione fraterna.
Un pensiero di sincera e profonda gratitudine va anche a don Lucio Greco, che ha salutato la Confraternita nella Celebrazione Eucaristica dello scorso 4 Ottobre, recentemente chiamato al delicato ministero di Padre spirituale presso il Pontificio Seminario Regionale «Pio XI» di Molfetta. Pur avendo condiviso con noi soltanto pochi mesi di cammino, don Lucio ha saputo lasciare un segno profondo attraverso la ricchezza della sua spiritualità, la profondità dei suoi insegnamenti e la testimonianza di una fede autenticamente vissuta. Il tempo trascorso insieme ci ricorda che non è la durata di un incontro a determinarne il valore, ma la profondità di ciò che esso lascia nel cuore. A lui giungano il nostro affetto riconoscente e la nostra preghiera, affinché il Signore accompagni e renda fecondo il suo nuovo ministero, sotto lo sguardo materno della Vergine del Carmelo.