
Nel tempo santo che segue la Pasqua del Signore — quell’Ottava di Pasqua in cui la Chiesa prolunga come un unico grande giorno la gioia della Risurrezione, culminante nella domenica In Albis Deponendis — la comunità cristiana continua a dimorare nello stupore del sepolcro vuoto e nella luce del Cristo vivente. Non è un semplice ricordo: è un tempo sacramentale in cui la grazia pasquale si dilata, come eco viva, nel cuore dei fedeli.
E in questo tempo ancora risuona, con accenti di dolce urgenza, la supplica dei discepoli di Emmaus: «Resta con noi, Signore, perché si fa sera». È la preghiera della Chiesa, è la preghiera della nostra Confraternita, che — pur avendo contemplato il volto glorioso del Risorto — avverte il bisogno della Sua presenza nel cammino quotidiano.
Proprio alla luce di questa presenza viva, desideriamo custodire nella memoria due momenti di grazia che hanno segnato il nostro itinerario quaresimale, affinché la memoria diventi maestra di vita e sorgente di rinnovato impegno evangelico. E prima ancora che i riti sacri scandissero i giorni della Settimana Santa, la nostra comunità è stata accompagnata da un concerto di musica sacra, nel quale la bellezza del suono si è fatta preghiera, preparando interiormente i cuori all’incontro con il mistero pasquale: venerdì 27 marzo è stata eseguita, di G.S. Mayr la Messa da Requiem n° 2 in re minore. L’evento è promosso dal Coro Valle della Cupa, ed è stato diretto dal M° Biagio Putignano. Oltre a varie autorità del mondo della cultura e della politica locale, è stato presente anche il nostro Arcivescovo Mons. Francesco Neri.
Il primo ci riporta al Martedì Santo, quando i fanciulli del cammino catechetico che ha luogo presso la Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, hanno celebrato per la prima volta nella nostra Chiesa confraternale il Sacramento della Riconciliazione. È stato un momento di particolare intensità spirituale: il cuore dei più piccoli si è aperto all’abbraccio misericordioso del Padre, sperimentando quella gioia discreta e profonda che nasce dal perdono ricevuto. In quel gesto semplice e solenne insieme, si è reso visibile il volto di una Chiesa che accoglie, rigenera e accompagna.
Il secondo momento, altrettanto eloquente, si è compiuto nel Giovedì Santo, durante la solenne celebrazione della Messa in Coena Domini che ha avuto luogo presso la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. In essa, dodici tra confratelli e consorelle — rivestiti dell’abito confraternale — hanno preso parte al rito della lavanda dei piedi, momento liturgico che rende visibile l’amore umile e servizievole di Cristo. Al termine della liturgia, i confratelli e le consorelle hanno poi ricevuto il dono del pane e del vino, umili segni della quotidianità che, alla luce della liturgia appena vissuta, si sono caricati di un significato più profondo di condivisione e carità.
Coloro che hanno vissuto questo gesto hanno testimoniato un’esperienza di intensa partecipazione interiore: un’emozione che non si esaurisce nel momento celebrativo, ma si imprime come sigillo nell’anima; una comunione profonda che unisce, pur nella diversità dei volti e delle storie, in un unico corpo fraterno; una memoria viva destinata a germogliare nel tempo come chiamata permanente al servizio.
Due parole, dunque, hanno attraversato il cammino della Confraternita verso la Pasqua: Perdonare e Servire. Non come ideali astratti, ma come vie concrete della sequela di Cristo.
Perdonare significa lasciarsi raggiungere dalla misericordia di Dio per divenirne testimoni credibili; servire significa assumere lo stile del Maestro, che “non è venuto per essere servito, ma per servire”.

E se volessimo raccogliere queste esperienze in una sola immagine, potremmo dire che, per la nostra Confraternita, è stato come salire sul Monte Carmelo, nel silenzio della ricerca e nella fedeltà del cammino, là dove l’anima impara a spogliarsi per lasciarsi incontrare da Dio. E proprio in questa ascesa, umile e perseverante, ci è stato concesso di giungere — come sul Monte Tabor — a un istante di luce, a un riflesso della gloria del Signore che si lascia intravedere e, insieme, custodire nel cuore. Ma la fede non trattiene sul monte. Nessuna luce è data per essere posseduta, bensì per essere portata. Così, dopo aver contemplato, siamo chiamati a discendere: non come chi perde ciò che ha visto, ma come chi lo porta nascosto dentro, trasformato in vita.
E allora ciò che è stato vissuto nel silenzio si fa parola, ciò che è stato ricevuto come dono si fa servizio, ciò che è stato contemplato nella luce si fa carità concreta nel quotidiano. Perché l’incontro con Dio, quando è vero, non separa dagli uomini, ma vi riconduce con cuore nuovo, capace di perdonare e di servire. Con animo grato, eleviamo un pensiero di sincero ringraziamento al nostro padre spirituale, don Lucio Greco, che con sapiente guida pastorale ha reso possibile vivere momenti così densi di grazia, coordinandosi con premura e dedizione con il Priore, il dott. Antonio De Maria, e con tutto il Direttivo della Confraternita.
A tutti i confratelli e le consorelle rivolgiamo l’invito a
perseverare nella vita fraterna, custodendo e traducendo nel quotidiano quanto
lo Spirito ha seminato nei nostri cuori.
E a quanti desiderano accostarsi alla spiritualità carmelitana e alla nostra
Confraternita, rivolgiamo un invito cordiale: camminate con noi, partecipate,
condividete. Presto nuovi appuntamenti saranno annunciati, e ciascuno potrà
trovare uno spazio di fede, di servizio e di autentica comunione.
Perché il Signore Risorto continua a camminare con noi. E a
noi spetta, ogni giorno, riconoscerLo e dirGli ancora:
“Resta con noi, Signore, perché si fa sera”.