Nascere nella notte

Questo Natale non ci auguriamo subito la luce.
Ci auguriamo una notte vera.

Una notte in cui si spengano le luci che non salvano
e tacciano le parole che riempiono senza convertire.
Una notte in cui la fede smetta di essere appoggio
e torni a essere affidamento.

Ci auguriamo di attraversare il silenzio
senza fabbricarne uno consolante,
di lasciare che Dio sia Dio
e non il riflesso dei nostri desideri, delle nostre attese,
delle nostre sicurezze religiose.

Perché il Figlio nasce così:
non dove tutto è chiaro,
non dove tutto è ordinato,
ma dove l’anima, spogliata,
non possiede più nulla
se non l’attesa.

In quella notte cadono gli idoli sottili,
si purificano gli affetti,
si svuota ciò che trattiene.
Non per punizione,
ma per verità.
Non per perdita,
ma per trasformazione.

Se resteremo nella notte senza fuggire,
se non chiederemo a Dio di affrettare l’alba
ma di renderci capaci di attraversare l’oscurità,
la luce verrà.

Non come premio,
non come compensazione,
ma come nascita nuova.

Buon Natale

a chi consente a Dio di operare nel buio,
a chi si lascia plasmare dallo Spirito
anche senza comprenderne l’opera,
prima ancora di essere consolato.

Un augurio come questo, in verità, chiede voce, volto, silenzio condiviso. Chiede di essere ascoltato là dove la notte viene abitata insieme e la Parola prende carne nel Sacramento umile del pane spezzato. Per questo il tempo del Natale ci offre non solo parole da leggere, ma un incontro da vivere, ogni volta che la comunità si raccoglie per celebrare il Mistero che nasce nel buio e trasforma senza clamore. E quando non è possibile esserci, questo messaggio rimane come segno e invito, perché nessuno resti escluso dall’attesa.

Il priore, dott. Antonio G. De Maria, il padre spirituale don Lucio Greco e il Direttivo tutto augurano ai confratelli, alle consorelle, ai galatinesi tutti e a quanti leggeranno questo messaggio di non voler capire subito, ma di consentire a Dio di operare anche nel buio, di lasciarsi plasmare dallo Spirito ancor prima di essere consolati, nello spirito di Giovanni della Croce, affinché il Redentore, nascendo nella nostra notte, ci renda interiormente liberi, purificati negli affetti e disponibili a una vita nuova secondo il Vangelo. Mentre il tempo del Giubileo volge al termine, il cammino della testimonianza non si arresta, ma si affida con maggiore radicalità alla notte della fede, perché ciò che è stato celebrato possa diventare vita condivisa.

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